Previsto per Settembre il maxi-sciopero di 16 giorni per i camici bianchi
20/7/2004
Se non si riuscirà ad evitarlo, quello proclamato ieri dai camici bianchi della Fimmg, il maggior sindacato dei medici di famiglia, sarà lo sciopero più lungo nella storia della categoria. Ben 16 giorni, dal 28 settembre al 23 ottobre, per quattro giorni ogni settimana. Non sono bastate le proteste dei mesi scorsi, l’ultima quella del 3 e del 4 giugno scorsi. Nulla si è mosso, dicono i medici, e il contratto scaduto da quattro anni non è stato rinnovato. La decisione, che inasprisce la lotta e preannuncia un autunno caldissimo sul fronte della sanità pubblica, è stata presa all’unanimità dai delegati di tutte le province e regioni italiane. Il calendario è già pronto: dal 28 settembre all’1 ottobre sciopereranno i medici dell’emergenza sanitaria territoriale; dal 5 all’8 ottobre toccherà alle guardie mediche; dal 12 al 15 ottobre sarà la volta dei medici della dirigenza medica territoriale e dei distretti; dal 19 al 22 ottobre chiuderanno gli studi dei medici di famiglia.
Le agitazioni, comunque, cominceranno prima: il 16 settembre i camici bianchi minacciano di interrompere tutte le forme di collaborazione con Asl e Regioni nelle commissioni e nei comitati dove sono presenti dottori di medicina generale. Partirà poi una campagna di informazione ai pazienti per spiegare i motivi delle proteste e gli obiettivi che i medici vogliono perseguire per migliorare la qualità del servizio. A livello regionale ci saranno delle assemblee e ai cittadini si chiederà di attivarsi con invio di fax e email.
In attesa di sapere che cosa ne pensano i malati, per i quali pure i loro dottori dichiarano di battersi, non si può negare che il maxi-sciopero produrrà una lunga serie di disagi, urgenze che non troveranno risposte, esami clinici rinviati, che già normalmente strangolano il sistema sanitario nazionale. Ma il ministro Girolamo Sirchia oppone un secco «no comment». «Non ho nulla di dire, non è una mia competenza, il governo ha approvato l’atto di indirizzo che è stato inviato alle regioni, loro adesso apriranno le trattative con i medici. E speriamo che la cosa si risolva al meglio».
Il sindacato però al ministro replica con un altrettanto secco: «Sirchia continua a lavarsene le mani». Spiega Mario Falconi, medico di base e segretario nazionale della Fimmg: «Gli atti di indirizzo non servono a nulla se il governo non finanzia le Regioni, che sono al collasso. A questo punto dobbiamo dire che il progetto di legge della devolution vuole di fatto certificare irreversibilmente la nascita nel nostro Paese di 21 repubbliche sanitarie diverse».
Da mesi ormai, dice Falconi, non vengono date risposte. Tanto che agli ultimi scioperi ha partecipato un numero molto alto di camici bianchi, fino all’80 per cento. «La situazione è davvero disperante - continua il segretario della Fimmg -. Lo studio, le bollette, la segretaria, noi paghiamo ogni spesa di tasca nostra, e non si può certo dire che i costi siano diminuiti negli ultimi quattro anni. Così rischiamo di chiudere e di mandare a casa i collaboratori. I medici sono uniti in una battaglia di giustizia e di tutela del servizio sanitario nazionale. La verità è che lo si vuole cancellare. Si vuole creare una sanità per i poveri che con il tempo andrà alla deriva verso il sistema americano».
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